|
Cenni sul suicidio
(A cura di M. Pompili)
L’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) considera
il suicidio come un problema complesso, non ascrivibile
ad una sola causa o ad un motivo preciso. Sembra
piuttosto derivare da una complessa interazione di
fattori biologici, genetici, psicologici, sociali,
culturali ed ambientali. Il suicidio, nell’ambito della
salute pubblica, è un grave problema che potrebbe essere
in gran parte prevenuto; costituisce la causa di circa
un milione di morti ogni anno, con costi stimabili in
milioni di euro, secondo quanto indicato
dall’Organizzazione Mondiale della Sanitá. Stando ai
dati attuali e all’analisi dei tassi di morte per
suicidio nel mondo, le stime suggeriscono che nel 2020
le vittime potrebbero salire ad un milione e mezzo. Nel
2000 circa un milione di individui ha perso la vita a
causa del suicidio, mentre un numero di individui
variabile da 10 a 20 volte più grande ha tentato il
suicidio. Ciò rappresenta in media una morte per
suicidio ogni 40 secondi ed un tentativo di suicidio
ogni 3 secondi. Questo ci porta a concludere che muoiono
più persone a causa del suicidio che per i conflitti
armati di tutto il mondo e per gli incidenti
automobilistici. In tutte le nazioni, il suicidio è
attualmente tra le prime tre cause di morte nella fascia
di età 15-34 anni; nel recente passato il fenomeno
predominava tra gli anziani, ma ai nostri giorni è più
allarmante tra i giovani, sia in termini assoluti che
relativi, in un terzo delle nazioni. Questo dato
rappresenta una perdita di vite umane più alta rispetto
alla perdita di vite causata da guerre ed omicidi ogni
anno; tre volte la perdita di vite umane registrata nella
tragedia dello Tsunami nel sud-est dell’Asia nel
dicembre del 2004; inoltre, ogni giorno muoiono a causa
del suicidio l’equivalente delle vittime causate
dall’attacco alle torri gemelle di New York l’11
settembre del 2001. E’ dunque un fenomeno che non può
essere ignorato, e vi è la necessità di infrangere quel
silenzio e quel composto, ma deleterio, sviamento dal
tema attuato quotidianamente.
Secondo quanto affermato da un documento dell’OMS, il
suicidio è un problema di grande entità nei paesi
europei, soprattutto tra i nuovi stati indipendenti
dell’Europa dell’est. I governi di tutte le nazioni del
mondo sono impegnati nella lotta contro il suicidio,
promuovendo la consapevolezza e migliorando gli
interventi e le tecniche preventive. Ogni individuo può
fare qualcosa per aiutare a ridurre il numero delle
persone che considerano il suicidio come soluzione al
loro dolore mentale.
Lo
studio scientifico del suicidio, noto come suicidologia,
può essere fatto risalire al 1957, quando Shneidman e
Farberow pubblicarono il loro articolo sulle note di
suicidio. Riproduzioni di note di suicidio sono state
pubblicate almeno dal 1856 (Shneidman, 1979), ma ciò che
rese unico lo studio di Shneidman e Farberow fu l’uso
pionieristico di note di suicidio di “controllo”, cioè
note di suicidio simulate fornite da individui non
suicidi, messe a confronto “in cieco” con note di
suicido vere. Il Metodo di Differenza di Mill, il fulcro
della scienza induttiva, fu per la prima volta
applicato al campo del suicido.
Ognuno
dovrebbe saper riconoscere i segnali d’allarme per il
suicidio. Spesso il soggetto a rischio di suicidio si
presenta con pensieri identificabili con le seguenti
espressioni: essere tristi, depressi, “Vorrei essere
morto”, solitudine, “Non riesco a fare nulla”, “Non
posso più andare avanti così”, “Sono un perdente”, “Gli
altri staranno meglio senza di me”. Tutti dovrebbero
saper riconoscere i segnali d’allarme per il suicidio. Colui
che minaccia di farsi male o di uccidersi - oppure lo
desidera - ed è in cerca di mezzi come armi da fuoco,
farmaci o altro, e che parla della morte, cosa insolita
per tale persona, dovrebbe indurre la considerazione di
un alto rischio di suicidio. Inoltre, un alto rischio di
suicidio è associato a sentimento di disperazione,
rabbia incontrollabile, ricercare vendetta, agire in
modo imprudente o rischioso e senza meditare sulle
conseguenze di un certo comportamento, sentirsi
intrappolati e sentirsi senza via d’uscita. Il rischio è
poi associato al consumo di alcol e droga,
allontanamento dalle amicizie, dalla famiglia, e dai
contatti sociali; ansia, agitazione, disturbi del sonno
sono sempre identificabili in presenza di rischio di
suicidio. L’individuo a rischio spesso riferisce
cambiamenti marcati del tono dell’umore, mancanza di
motivi per vivere e non identificare il senso della
vita.
Il
suicidio si può prevenire. La maggior parte degli
individui con rischio di suicidio vuole assolutamente
vivere; costoro non riescono però a trovare possibili
alternative ai loro problemi. La maggior parte degli
individui emette chiari segnali inerenti alla loro
intenzione suicida, ma spesso gli altri non colgono il
significato di tali messaggi, oppure non sanno come
rispondere alla loro richiesta d’aiuto.
Parlare del suicidio non induce nell’altro un proposito
suicidario; al contrario, l’individuo in crisi e che
pensa al gesto si sente sollevato, ed ha l’opportunità di
sperimentare un contatto empatico.
Il
suicidio affligge profondamente gli individui, le
famiglie, i luoghi di lavoro, la comunità e la società
nel suo complesso. Coloro che perdono un loro caro a
causa del suicidio rimangono a lungo traumatizzati e
sono anch’essi a rischio di suicidio. La sfida della
prevenzione del suicidio dovrebbe essere intrapresa
dalla collettività. Gli addetti alla salute mentale e
tutti gli operatori che entrano in contatto con la
popolazione generale per fornire servizi di assistenza,
consulenza e supporto dovrebbero essere coloro che
veicolano informazioni chiare e precise sul
riconoscimento e sulla gestione del soggetto suicida.
Campagne di sensibilizzazione a livello nazionale
proposte dalle autorità competenti dovrebbero essere
estese a tutta la popolazione, rispettando le guidelines
proposte ai mass-media per la diffusione di servizi e
reportage riguardanti il fenomeno suicidario.
|